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Fatturazione elettronica per l'artigiano: chi deve e da quando

Dodici giorni per emettere, cinque perché lo SdI risponda, e una fattura scartata che si considera non emessa: obblighi, termini, forfettari e sanzioni.

Zirko RedaktionPubblicato: Aggiornato: 11 min di lettura

Indice

La fattura la scrivi tu, ma non è emessa finché lo Stato non dice che lo è. Questa è la differenza fra la fatturazione elettronica italiana e quasi tutto il resto d'Europa, ed è la ragione per cui vale la pena conoscerne i tempi: hai dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione per trasmettere il file al Sistema di Interscambio (art. 21, comma 4, DPR 633/1972), lo SdI ha cinque giorni per scartartelo se qualcosa non va (Provvedimento 89757/2018, punto 2.4), e una fattura scartata si considera non emessa.

Chi lavora in cantiere se ne accorge nel momento peggiore: la fattura di fine mese parte il 30, lo scarto arriva il 3, e il termine dei dodici giorni nel frattempo è scaduto.

L'obbligo, in una riga di legge

L'articolo 1, comma 3, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127 non lascia margini:

«Al fine di razionalizzare il procedimento di fatturazione e registrazione, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio»

Tre parole portano tutto il peso: esclusivamente, residenti o stabiliti, Sistema di Interscambio. Non esiste una soglia di importo, non esiste una soglia di fatturato, e non esiste un'alternativa cartacea per le operazioni interne.

I forfettari non sono più fuori. L'esonero che stava nello stesso comma è stato soppresso dall'articolo 18 del D.L. 30 aprile 2022, n. 36, con una scaletta in due tappe scritta nel comma 3: dal 1° luglio 2022 per chi nell'anno precedente aveva ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, superiori a 25.000 euro, e dal 1° gennaio 2024 per i restanti soggetti. Da quella data, in Italia, il piccolo impianto elettrico fatturato in regime forfettario viaggia sullo stesso binario della commessa da centomila euro.

I dodici giorni, e le tre eccezioni che li spostano

Il termine di emissione sta nell'articolo 21, comma 4, del decreto IVA:

«La fattura è emessa entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione determinata ai sensi dell'articolo 6.»

Il conto parte quindi dall'effettuazione, non dal pagamento e non dalla fine del cantiere. Per le prestazioni di servizi l'articolo 6 lega l'effettuazione al pagamento del corrispettivo; per le cessioni di beni immobili al momento della stipula, per i mobili alla consegna o spedizione. Il campo «Data» della fattura è la data di effettuazione, non il giorno in cui hai premuto invio.

Lo stesso comma prevede la fattura differita, ed è quella che un'impresa edile usa di più:

CasoTermineFonte
Regola generale12 giorni dall'effettuazioneart. 21, comma 4, primo periodo
Cessioni con documento di trasporto e prestazioni documentabili, effettuate nello stesso mese solare verso lo stesso soggettouna sola fattura, con il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivoart. 21, comma 4, lett. a)
Servizi resi a soggetti passivi UE non soggetti a imposta ex art. 7-tergiorno 15 del mese successivoart. 21, comma 4, lett. c)
Servizi resi o ricevuti da un soggetto stabilito fuori UE (art. 6, sesto comma)giorno 15 del mese successivoart. 21, comma 4, lett. d)

La differita ha un prezzo che si paga in cantiere: serve documentazione idonea a individuare la prestazione. Un rapportino di lavoro firmato dal committente, con data, ore e descrizione, è quello che regge. Un preventivo no.

Cosa fa lo SdI, passo per passo

Il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30 aprile 2018 è il documento che governa tutta la meccanica. Vale la pena leggerne i quattro passaggi che contano.

1. La fattura è un file XML. Punto 1.3: un file «in formato XML (eXtensible Markup Language), non contenente macroistruzioni o codici eseguibili tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati». Il PDF che mandi al cliente per cortesia non è la fattura: è una copia di cortesia.

2. Si trasmette per uno di quattro canali (punto 2.2): PEC; i servizi dell'Agenzia (procedura web e app, gratuiti, punto 1.5); cooperazione applicativa via web service; trasmissione FTP. Gli ultimi due richiedono un accreditamento preventivo, al termine del quale lo SdI «associa al canale telematico attivato almeno un codice numerico di 7 cifre (da ora in poi, "codice destinatario")».

3. Lo SdI controlla, e se non passa scarta entro cinque giorni (punto 2.4). La ricevuta di scarto torna sullo stesso canale da cui è partito il file. Se la fattura era firmata elettronicamente e il certificato non è valido, viene scartata anche per quello (punto 2.6).

4. Le ricevute attestano che la fattura è emessa (punto 4.4). Sono due: la ricevuta di consegna, che contiene anche la data di ricezione da parte del destinatario (punto 4.2), oppure — se il recapito non è possibile — la comunicazione di messa a disposizione nell'area riservata del cliente (punto 4.3). Nel secondo caso c'è un obbligo che quasi nessuno rispetta: il cedente «è tenuto tempestivamente a comunicare — per vie diverse dal SdI — al cessionario/committente che l'originale della fattura elettronica è a sua disposizione nell'area riservata». Una mail con il PDF allegato assolve.

Per ogni file lo SdI calcola un hash che identifica univocamente il documento e lo riporta nelle ricevute (punto 4.8). È il motivo per cui le ricevute vanno conservate insieme alla fattura, non cancellate dalla casella PEC.

I quattro clienti di un artigiano, e cosa cambia per ognuno

L'impresa o il professionista italiano

Ti serve il suo codice destinatario (7 caratteri, lettere maiuscole e cifre) oppure la sua PEC — e vale la pena sapere che quel codice non indica il cliente ma il canale su cui riceve, motivo per cui cambia quando lui cambia commercialista. Se il cliente ha registrato il proprio indirizzo telematico nel servizio dell'Agenzia, quella registrazione vince su qualsiasi cosa tu scriva in fattura (punto 8.1). Se non ti ha comunicato niente, si compila 0000000 e lo SdI mette la fattura a sua disposizione in area riservata — con l'obbligo di avvisarlo per altra via (punto 3.4, lettera e).

Il cliente privato

0000000, e in più consegni tu una copia informatica o analogica, comunicando contestualmente che il documento è a disposizione nell'area riservata (punto 3.4, lettera c). Attenzione al dato anagrafico: il caso è quello in cui è compilato solo il codice fiscale e non la partita IVA.

La Pubblica Amministrazione

Qui non cambia il mondo, cambia il tracciato. Il punto 1.6 del provvedimento lo dice: «Per le fatture elettroniche emesse nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni restano valide le disposizioni e le regole tecniche di cui al Decreto Ministeriale 3 aprile 2013, n. 55». In pratica: tipo documento FPA12 invece di FPR12, e al posto del codice destinatario di sette caratteri il Codice Univoco Ufficio di sei caratteri che l'ente pubblica nell'Indice dei domicili digitali della PA (IPA). Sono due codici con due nomi che nel parlato coincidono, e il controllo che scarta il file quando lunghezza e formato non corrispondono li tiene ben distinti: sette caratteri per il codice destinatario, sei per il Codice Univoco Ufficio. Se il tuo committente è pubblico, quasi sempre si aggiunge anche la scissione dei pagamenti.

Il cliente estero

L'obbligo di fattura elettronica riguarda solo le operazioni interne. Ma dal 2022 i dati delle operazioni transfrontaliere passano comunque dallo SdI: l'articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015 fissa i termini — per le operazioni attive «entro i termini di emissione delle fatture», per quelle passive «entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l'operazione o di effettuazione dell'operazione». L'Agenzia indica di compilare il campo CodiceDestinatario con XXXXXXX; così quella fattura non va comunicata una seconda volta.

Sono escluse dalla comunicazione le operazioni con bolletta doganale, quelle già fatturate elettronicamente via SdI, e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia di importo non superiore a 5.000 euro per singola operazione.

Le sanzioni, con i numeri aggiornati

L'articolo 6 del D.Lgs. 471/1997 è stato riscritto dalla riforma sanzionatoria e oggi legge così:

ViolazioneSanzioneNorma
Operazione imponibile non documentata o non registrata70 % dell'imposta relativa all'imponibile, minimo 300 euroart. 6, commi 1 e 4
Stessa violazione, ma senza effetti sulla liquidazione del tributoda 250 a 2.000 euroart. 6, comma 1, terzo periodo
Operazioni non imponibili, esenti, non soggette o in inversione contabile non documentate5 % dei corrispettivi, minimo 300 euro; se la violazione non rileva neppure ai fini del reddito, da 250 a 2.000 euroart. 6, commi 2 e 4
Il cliente che ha ricevuto una fattura irregolare e non la segnala entro 90 giorni70 % dell'imposta, minimo 250 euroart. 6, comma 8
Mancati adempimenti di inversione contabileda 500 a 10.000 euroart. 6, comma 9-bis

Quel comma 8 è il motivo per cui, in una filiera edile, il committente ti telefona: se la tua fattura è irregolare e lui tace, il conto arriva anche a lui.

La lista prima di premere invio

  1. La data in fattura è la data di effettuazione, non quella dell'invio. Se sono passati più di dodici giorni, il problema non lo risolve il software.
  2. Codice destinatario o PEC del cliente, presi in fase di anagrafica e non il giorno della fattura. Un codice inesistente produce uno scarto, non un avviso.
  3. Aliquota o natura corretta. In edilizia l'errore ricorrente è l'inversione contabile applicata dove non c'è, o non applicata dove c'è.
  4. Le ricevute dello SdI vanno tenute, non lette e cancellate. Sono la prova che la fattura è emessa, e portano l'hash del file.
  5. Al privato consegni comunque la copia, e glielo dici per iscritto.
  6. Guarda la casella entro cinque giorni. Lo scarto non ti insegue: se nessuno lo apre, la fattura resta non emessa.
  7. La conservazione è un'altra cosa dall'invio. L'area riservata dell'Agenzia tiene i file solo fino al 31 dicembre dell'anno successivo a quello di ricezione da parte dello SdI (punto 8.1 del provvedimento). Dieci anni sono un'altra storia, e ha regole proprie: come si conservano le fatture elettroniche, ed entro quando.

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Aggiornato al 24 agosto 2026. Questo articolo espone il quadro normativo e non sostituisce la consulenza di un commercialista. Le specifiche tecniche del tracciato FatturaPA vengono aggiornate periodicamente dall'Agenzia delle Entrate: la versione applicabile a una fattura è quella vigente alla data di trasmissione.

Cosa fa Zirko, e cosa no. Zirko genera il file FatturaPA 1.2.2 nei due profili FPR12 e FPA12 per le imprese con sede in Italia. Zirko non trasmette allo SdI: non esiste alcun collegamento con l'Agenzia delle Entrate, ed è una scelta, non una lacuna. Il file lo scarichi e lo carichi tu su «Fatture e Corrispettivi», che è gratuito, e riporti in Zirko l'esito e l'identificativo restituiti dallo SdI, in modo che restino attaccati al documento. Il portale dell'Agenzia si apre con SPID, CIE o CNS: per un'impresa italiana non è un ostacolo, per un'impresa estera lo è.

Due limiti da conoscere prima, non dopo. Il campo RegimeFiscale viene scritto oggi sempre come RF01, regime ordinario: un'impresa in regime forfettario dovrebbe indicare RF19 e con Zirko oggi non può. E fra le aliquote italiane Zirko offre 22, 10, 5 e 4 per cento più il 0 per cento delle cessioni intracomunitarie: non c'è l'interruttore per l'inversione contabile dell'articolo 17, sesto comma, lettera a-ter), quella che un subappaltatore edile usa quasi ogni giorno. Sono due lacune, e stanno scritte qui perché scoprirle a fattura emessa costa di più.

Linea del tempo dal 2019 al 2030 con un punto per ogni Paese nel giorno in cui un'impresa che vi ha sede deve emettere fatture elettroniche: Italia 1 gennaio 2019, Romania 1 luglio 2024, Polonia 1 aprile 2026, Germania 1 gennaio 2028, Lettonia 1 gennaio 2028, Lussemburgo 1 luglio 2028, Irlanda 1 novembre 2028, Regno Unito 1 aprile 2029.
Linea del tempo dal 2019 al 2030 con un punto per ogni Paese nel giorno in cui un'impresa che vi ha sede deve emettere fatture elettroniche: Italia 1 gennaio 2019, Romania 1 luglio 2024, Polonia 1 aprile 2026, Germania 1 gennaio 2028, Lettonia 1 gennaio 2028, Lussemburgo 1 luglio 2028, Irlanda 1 novembre 2028, Regno Unito 1 aprile 2029.

Domande frequenti

Chi è obbligato alla fatturazione elettronica in Italia?

Tutti i soggetti passivi IVA residenti o stabiliti in Italia, per le operazioni fra loro. L'articolo 1, comma 3, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127 dice che per queste operazioni «sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio». Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo copre anche i forfettari sotto i 25.000 euro di ricavi, ultima categoria rimasta esclusa (art. 18, comma 3, del D.L. 30 aprile 2022, n. 36).

Entro quanti giorni va emessa la fattura elettronica?

Entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione (art. 21, comma 4, primo periodo, DPR 633/1972). Per le prestazioni documentate e per le cessioni con documento di trasporto effettuate nello stesso mese solare verso lo stesso cliente si può emettere un'unica fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo (art. 21, comma 4, lettera a).

Cosa vuol dire che una fattura è stata scartata dallo SdI?

Che non ha superato i controlli. Il Sistema di Interscambio recapita una ricevuta di scarto entro cinque giorni, e il provvedimento è netto: «La fattura elettronica o le fatture del lotto di cui al file scartato dal SdI si considerano non emesse» (Provvedimento Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30 aprile 2018, punto 2.4). Va corretta e ritrasmessa.

Devo fare fattura elettronica anche al cliente privato?

Sì. Nel campo CodiceDestinatario si indica il codice convenzionale 0000000 e lo SdI mette la fattura a disposizione nell'area riservata del cliente. In più «il cedente/prestatore consegna direttamente al cliente consumatore finale una copia informatica o analogica della fattura elettronica» (Provvedimento 89757/2018, punto 3.4, lettera c).

E per le fatture verso clienti esteri?

L'obbligo di fatturazione elettronica riguarda solo le operazioni fra soggetti residenti o stabiliti in Italia. I dati delle operazioni transfrontaliere vanno però trasmessi allo SdI (art. 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015): per le fatture emesse entro i termini di emissione della fattura, per i documenti ricevuti entro il quindicesimo giorno del mese successivo. L'Agenzia delle Entrate indica di compilare il CodiceDestinatario con XXXXXXX.

Quanto costa non emettere la fattura elettronica?

Per un'operazione imponibile non documentata la sanzione è il 70 per cento dell'imposta relativa all'imponibile, con un minimo di 300 euro (art. 6, commi 1 e 4, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471). Se la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo, da 250 a 2.000 euro. Per le operazioni non imponibili, esenti o in inversione contabile la sanzione è il 5 per cento dei corrispettivi non documentati (art. 6, comma 2).

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Fonti

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